05-08-2026
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Oncologia
Tumore alla prostata e aumento del PSA dopo l'intervento: il ruolo della radioterapia.
Dott.ssa Sabrina Del Bufalo
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Con oltre 40mila nuovi casi diagnosticati ogni anno, il tumore alla prostata si conferma la neoplasia più frequente tra gli uomini italiani. Oggi, grazie a diagnosi precoci e terapie sempre più efficaci, oltre il 90% dei pazienti riesce a guarire o a convivere con la malattia anche per decenni. Nonostante questi dati rassicuranti, c'è un momento che scatena nei pazienti un'ansia enorme: la risalita del PSA dopo l'intervento chirurgico di prostatectomia radicale.
Questo fenomeno, noto come recidiva biochimica, viene spesso vissuto come una condanna, ma in realtà non è un allarme automatico di malattia avanzata. Rappresenta invece un prezioso campanello d'allarme per intercettare precocemente la ripresa del tumore la ricerca scientifica ha appena confermato qual è la strategia migliore per affrontarlo.
Cosa fare quando il valore del PSA sale?
Quando il PSA sale, la prima tappa è confermare il trend con più prelievi nel tempo se poi il rialzo è confermato, allora lo specialista può proporre diversi esami.Nella valutazione iniziale bisogna tener conto dei seguenti fattori:
- il tempo trascorso dall’intervento alla risalita del PSA
- la velocità di raddoppiamento del PSA
- i valori di PSA al momento della rivalutazione
questi parametri aiutano a capire se la recidiva è locale o già sistemica.
La diagnostica per immagini si avvale dei seguenti esami in base alla situazione clinica:
- Risonanza magnetica pelvica ad alta definizione multiparametrica
- PET PSMA con PYLCLARI (18F-piflufolastat) metodica di medicina nucleare di ultima generazione che consente di individuare con alta precisione focolai di carcinoma prostatico locoregionali o a distanza e in grado di intercettare micro-metastasi
- TAC e scintigrafia ossea se si sospetta una diffusione a distanza
Il risultato e il confronto di tutti questi elementi permette al team multidisciplinare (urologo, oncologo, radioterapista) di decidere il trattamento radioterapico da eseguire, se associare o meno una terapia ormonale e, in caso di malattia metastatica evidente, di considerare altri iter terapeutici.
Cosa dicono gli studi internazionali
Un importante studio internazionale a lungo termine, pubblicato sulla prestigiosa rivista European Urology, ha fatto chiarezza sulla gestione delle recidive analizzando i dati di 350 pazienti seguiti per circa dieci anni. Quando il PSA si rialza, la strategia d'elezione è la radioterapia di salvataggio sul letto prostatico (l'area in cui si trovava la ghiandola prima dell'asportazione), mirata a eliminare i microfocolai di cellule tumorali residue non visibili agli esami radiologici. La vera svolta emersa dallo studio riguarda il dosaggio. I ricercatori hanno confrontato due approcci: la radioterapia a dose convenzionale (standard) e quella a dose potenziata (più alta).I risultati, dopo oltre otto anni di follow-up, parlano chiaro:
- stesso controllo della malattia: in entrambi i gruppi si è registrato lo stesso tempo di stabilità del PSA
- stessa sopravvivenza: non sono state evidenziate differenze significative nella sopravvivenza globale o nella necessità di avviare terapie ormonali
- migliore qualità della vita: evitare impiego di dosi più elevate delle radiazioni permette di ottenere un controllo ottimale del tumore riducendo al minimo gli effetti collaterali.
Come sottolineato anche dal presidente dell’ AIRO (Associazione Italiana di Radioterapia ed Oncologia), le dosi convenzionali sono pienamente adeguate a garantire un controllo duraturo della malattia, senza necessità di intensificazioni che non apportano benefici aggiuntivi in termini di sopravvivenza o risultati clinici.
Questo supporta l'orientamento verso una medicina oncologica moderna: trattamenti calibrati, capaci di massimizzare i benefici senza aggredire inutilmente l'organismo.
Tecnologia all’avanguardia nella radioterapia
La tecnologia va intensa alleata del paziente. Se un tempo la radioterapia spaventava per i potenziali danni ai tessuti circostanti, oggi le tecnologie attuali offrono uno scenario completamente diverso, il trattamento generalmente è ben tollerato ed è capace di proteggere gli organi sani vicini come il retto e la vescica.Gli effetti indesiderati della radioterapia
Come ogni terapia oncologica, anche la radioterapia presenta possibili effetti indesiderati. I più frequenti, nella maggior parte dei casi temporanei, sono i seguenti:- disturbi urinari (aumento della frequenza, bruciore, urgenza)
- irritazione intestinale (feci più morbide, urgenza, talvolta piccoli sanguinamenti)
- affaticamento durante il periodo di trattamento
Con le tecniche moderne, il rischio di complicanze severe è ridotto, ma non assente. È fondamentale riferire al radioterapista i vari sintomi, la maggior parte dei quali può essere gestita con farmaci di supporto e modifica della dieta.
Conclusioni
La paura che il tumore ritorni influisce profondamente sulla sfera psicologica del paziente. Rompere il silenzio, parlarne apertamente con il team multidisciplinare o affidarsi a uno psicologo esperto in oncologia non è un segno di debolezza ma un tassello indispensabile per riprendere il controllo della propria vita.In sintesi, la risalita del PSA dopo l'intervento non è una sentenza definitiva. Grazie ai progressi della radioterapia standard, a diagnosi sempre più mirate e a un approccio personalizzato, esistono ampie e concrete possibilità di controllo a lungo termine. La chiave, ancora una volta, sta nel non rimandare i controlli e nell'affidarsi con fiducia a centri specializzati.
Dott.ssa Sabrina Del Bufalo
Responsabile U.O. Radioterapia Oncologica
Jessica Petrangeli
Giornalista